martedì 9 febbraio 2016

Ti affideresti a me?

Giuro: la fatica che faccio a scrivere una cosa del genere è alleviata unicamente dalla speranza che esprimere quello che mi gira in testa possa servirmi a mitigare una rabbia che mi fa letteralmente avvampare, mi prende lo stomaco e mi rovina almeno un paio di ore della giornata. Giuro (e alla terza volta il gallo canterà) che non esagero, non drammatizzo nessuno dei sopracitati effetti.

Quando si parla di allenamento e ancora più di alimentazione ammetto di essere noiosa. Non facciamo giri di parole e parliamo chiaro: sono come un gatto aggrappato ai tuoi attributi. Per questo è tanto, davvero tanto, che evito tutti quei posti virtuali e tutte quelle discussioni reali che potrebbero indurmi all'omicidio colposo, tanto più che molto probabilmente se voglio ucciderti è perché lo stupido sei tu e a me non daranno mai lo sconto di pena.

È febbraio, te ne sei accorto? Io si e non tanto dal calendario, dai dolci di carnevale o dal freddo che non fa. A febbraio le palestre si popolano di gente che attua i buoni propositi del mese precedente; a febbraio (ma anche un po' prima perché il business non dorme come l'indulgenza verso quel grasso di troppo) le riviste, Facebook, le pubblicità sul web hanno tutte la stessa parola in comune: DETOX .
(E mi prudono già le mani)
Il Detox (ma cosa sarà mai? Un marchio registrato?) non esiste: l'acqua e limone ti rovineranno solo lo stomaco, il the verde fa dimagrire solo se vai a cogliere le foglie in montagna a piedi e lo zenzero è ottimo su tanti piatti, ma non è magico.

Il business sa che ti sei sfondato dall'otto dicembre all'epifania senza sosta perché "poi che facciamo, buttiamo gli avanzi? Ed i 27panettoni? Ora cerco una ricetta per riempirli di crema". Il business ti propone beveroni, pillole naturali e termogenici. A proposito, sai cos'è un termogenico? No, non sarò io a dirtelo, ma posso anticiparti che a meno tu non abbia come proposito quello di salire su un palco per partecipare ad una gara di fitness model partendo da una body fat di 15/17% , stai spendendo male i tuoi soldi e molti integratori di questo genere hanno una composizione tale che se bevi un paio di moka da tre tazze, ipoteticamente hai la stessa risposta.
Il business è amichevole. Hai notato la motivazione che ti riesce a dare con i risultati, con il continuo incitarti spronarti? Il business sa che questo è l'unico modo per legarti a sè. A DETOX aggiungiamo NATURALE , RISULTATI VELOCI e SGONFIARE .

Il business parte da me. Si, da me. Tu che mi conosci non ti affideresti a me per cambiare il tuo stile di vita?
Ti ricordo che
-pesavo 130kg ed ora sono letteralmente la metà
-indossavo la 64, ora sono una 42/44
-dopo 6 anni non ho ripreso i chili persi, anzi ho migliorato la mia body fat
-vengo dal binge eating, un disturbo alimentare che ti fa abbuffare compulsivamente

Dai, davvero non ti affideresti a me?
E fai bene, perché io NON SONO UN MEDICO. Perché quello che funziona per me non è detto sia adatto a te. Perché costruire un'alimentazione (ed un piano di allenamento) è molto più complicato che farsi stampare la dieta da chicchessia. Perché la dieta non dura un tot. Perché io mi sono messa ed ho letto, spulciato, chiesto, selezionato le fonti prediligendo quelle con certificazioni mediche e che al contempo fossero semplici da comprendere. Perché se con un minimo sforzo (ed uno studio su se stessi) si riesce a capire come funziona il proprio corpo almeno con la suddivisione giornaliera/settimanale dei macro nutrienti , di certo ho un mondo chiamato biochimica al quale difficilmente potrò dedicarmi seriamente. Semplicemente perché non è il mio campo così come non è il campo di tanti che si professano "coach" da un giorno ad un altro.
Ti affideresti ancora a me?

Potrei andare avanti ancora e ancora, ma la mia rabbia sta momentaneamente scemando, quindi amen.

Ah, a proposito del DETOX: ti linko un articolo che ho letto poco tempo fa. Molto probabilmente quanto è scritto non ti piacerà , ma almeno non vende niente, non è fuffa e soprattutto chi l'ha scritto ha competenze in merito, in quanto medico. Si, lo so che anche Mozzi è laureato in medicina, ma qui potete fidarvi!
http://lefitchef.altervista.org/detox-dopo-le-abbuffate-serve-davvero/

E basta così. Ma non schifarmi. Questa è una delle mie personali battaglie di una vita e se mi proponi, o proponi ai miei amici, cose strane, bacchette magiche, diete a tempo, iter "per uno stile di vita migliore" mi stai offendendo. Mi stai prendendo in giro, stai uccidendo gli sforzi di ogni giorno perché a meno che tu non abbia le giuste competenze stai vendendo fuffa. Sei un imbroglione. Un commerciante imbroglione che gioca con la salute altrui.


martedì 10 marzo 2015

Da qui...a qui.

Da due fiocchetti lilla al matrimonio.
Dai 130kg ai quasi 60, ma soprattutto, ora a dieci kg in più che proprio non mi toccano.

Non c'è convinzione, c'è proprio consapevolezza che davvero la bilancia mi serve solo a limitare i danni se sento che qualcosa addosso stringe più del dovuto.
Nessun controllo particolare, nessuna condotta di compensazione.
Dovrei essere in un momento eccellente e sotto questo punto di vista lo sono: mangio, non mangio poco e non mangio tanto, vado in palestra, non mi faccio strane paranoie e continuo a seguire quella condotta alimentare che anno dopo anno è diventata una routine.

Ma sono stanca.
In questi anni ho lavorato tanto e momenti come questo ne ho avuti già. So benissimo che anche se la mia stanchezza non deriva, ora, da un problema alimentare, l'unica maniera per affrontarla è la stessa che ho usato in passato. Quindi, bene o male che finirà, passerà.

Però sono stanca di dover "lottare" per qualsiasi cosa. Perché la botta di culo pare non sia contemplata. Sono stanca di sentirmi inadeguata. Prima per una cosa, poi per un'altra e oggi per un'altra ancora.

E' da stamattina che mi vado ripetendo: guardati indietro.
Guardarsi indietro vuol dire cercare di stare meglio pensando che altri stanno peggio. Ecco, perdonatemi la finezza, ma ne fotto. Posso voler dare comprensione, posso essere altruista, posso aiutare, ma oggi la vita è mia e non posso gioire perché i miei problemi sono quisquilie se le confronto con il mio vicino che sta in ospedale o con quello di fronte che non sa come pagare il mutuo.

E' una stanchezza che mina dall'interno ed il pensiero, come al solito, va a Lui: perché io posso scherzare e ridere con gli altri, ma anche se ci vediamo per poche ore al giorno, Lui sa. E si becca la colite nervosa...
Vabbè.


Da lì a lì ed io sono contenta.
Ma va così. La paura è che anche quando avrò risolto l'ennesima cosa, mi sentirò inadeguata per qualsiasi altra cavolata.
O magari la finirò di essere egoista.







Colgo l'occasione per ricordare a tutti voi della IV Giornata del Fiocchetto Lilla (contro i Disturbi Alimentari)! Ecco la mappa delle manifestazioni in tutta Italia.



mercoledì 21 gennaio 2015

Mr & Mrs!


Siamo tornati. In realtà una settimana fa. C'è stato da riprendere la vita di sempre e soprattutto i menù di sempre.
Si si, proprio menù visto che tra matrimonio, un paio di giorni in famiglia a Natale, il cibo ammmmericano e l'all inclusive messicano, abbiamo i vestiti che non ci stanno esattamente come un mese fa.
Un mese fa: me l'ha fatto notare oggi un compagno di allenamento. Non avrei sbagliato di molto in realtà, pronta a festeggiare domani 22 gennaio, ma contando i 31 di dicembre...

E così sono volati questi giorni, ancora più è volato quel giorno. Il giorno prima: l'ansia, l'agitazione, il nostro anniversario, le ultime cose da fare, fedi da ritirare, anello di fidanzamento dimenticato dal gioielliere, polli arrosto mangiati con mother sister e testimone (santo subito) e poi il 22.

Un'ora di sonno per me, sul divano. La scrittura a mano sul libretto dei "Ti ho scelto perché..." che avremmo letto l'indomani, il whatsapp all'ing. alle tre "ma l'anello non l'hai ritirato insieme alle fedi?", la sveglia spenta prima che suonasse alle cinque, il caffè e la doccia: fatta con tutta calma. L'arrivo della truccatrice, le chiacchiere e la tranquillità mentre "le altre" si agitavano con moderazione. Quindi la parrucchiera che divertita mi dice:"Sisi, tu stai serena adesso. Quando arriverà il fotografo non si capirà nulla".
E menomale che i fotografi sono amici. Perché, come profetizzato, non si è capito nulla. O almeno, io non ho capito più nulla e mi sono fatta guidare. E nemmeno avessi preso una boccetta di valium, continuavo a fare le cose senza scompormi minimamente.

Mi sono scomposta, appena appena, solo quando, a cento metri dal Teatro dove avremmo svolto il rito, in perfetto orario, arriva una telefonata sul cellulare di mio padre: sorella, madre, cognato e testimone si sono persi. Io lo dovevo sapere. Ma appena appena eh. Anche perché con loro ad ipotetici quaranta minuti di macchina da noi, poco potevo fare.
Alla fine, tra chiamate dell'autista (altro amico santo subito!) allo sposo e all'amico che aveva la delega per officiare il matrimonio, tra qualche risata forzata e qualche esercizio di respirazione, è passata mezz'ora ed ho potuto fare il mio ingresso in sala.

Solo che lì non ce l'ho fatta: sono stata sul punto di versare caldi lacrimoni non appena l'amica flautista ha iniziato a suonare Gabriel's Oboe ed il tremore mi ha accompagnata per buona parte del rito.
A mia discolpa posso dire che anche la voce dell'ing. non era esattamente ferma.
Però abbiamo riso ed abbiamo fatto ridere.

Per il resto è stato tutto esattamente come desideravamo: siamo stati bene, siamo stati degli sposi che hanno mangiato e hanno bevuto (mi hanno detto che la sposa beve per finta, che roba!), hanno scherzato e fumato e ribevuto e rimangiato con i propri invitati.

In questo piccolo racconto c'è una parola che ho ripetuto spesso: amici.
Eravamo in pochi, eravamo cinquanta circa: per scelta abbiamo stretto di molto il giro parentale, il resto, tutti amici.
E li abbiamo coinvolti: il mio testimone è il mio amico storico, quello che affettuosamente ho sempre chiamato "marito" e che ha dovuto mediare le mie ansie. 
L'autista invece è della cerchia di amici dell'ing. che poi ho avuto modo di conoscere anche io trasferendomi: è un ragazzo apprensivo eppure per noi quella mattina alle 7 ha portato una macchina nuova (non sua) a lavare, poi è passato dal gioielliere per prendere l'anello che avevamo dimenticato ed è venuto a caaaasa. In più si è trovato a dover rimanere tranquillo mentre tutti si agitavano per i desaparecidos!
Il celebrante è un altro amico che il giorno prima aveva provato con noi la scaletta del rito e che ci ha prestato una macchina presa solo un mese prima. Con lui la moglie, che ha letto dei brani e che si è trovata a sistemare il foyer per il nostro brindisi stesso quella mattina!!!
La flautista è amica da anni e anni: pensare che quando io avevo 16 anni e lei pochi in meno, non ci potevamo vedere. Con lei ho lavorato in giro con le orchestre ed ho dato esami anche importanti.
Il barman che ha preparato il brindisi nel foyer è il NOSTRO barman. All'inizio solo dell'ing., ma da tre anni a questa parte direi che è anche il mio!
I fotografi: beh qui c'è una storia di amicizia non indifferente. Io l'ho conosciuta cinque, sei anni fa, ma quanto affetto! E poi c'è lui che io non conosco bene, ma che per amicizia dell'amicizia si è offerto e praticamente ha lavorato un'intera giornata dietro due riottosi dell'obiettivo.

E gli amici che non erano fisicamente con noi: quanti biglietti, quanti messaggi...

E poi i parenti: perché pochi, ma ottimi.
(il sushi, hanno mangiato il sushi!!!)

Ora continuiamo a guardarci le foto di questo matrimonio già con quella saudade che lo sapevamo, ci avrebbe preso al ritorno. Banalmente conformi ci ritroviamo a pensare che forse quel nervosismo da preparativi, quei preparativi stessi, quei giorni pieni che sembravano non dover finire mai ed il nostro 22 dicembre non arrivare più, non erano poi così male.

Conservo un ricordo stupendo di tutto quello che è stato e l'unica paura che ho in questo momento è di dimenticare tutte le emozioni vissute. Ma l'unico uomo che ho mai desiderato sposare mi è accanto e sono certa che solo insieme riusciremo a tenere vivo il ricordo di tutto questo.








No, se vi state per sposare sappiate che non è tutto rose e fiori: l'organizzazione metterà a dura prova la vostra pazienza. Nelle settimane precedenti avrete a che fare con fornitori che non vi danno troppo affidamento (ma alla fine andrà tutto bene), fornitori che invece vi danno affidamento, ma che giustamente vorrebbero anche sapere il numero esatto degli invitati, fai da te improvvisati e cerimonie idem ed invitati che ancora oggi, 21 gennaio, non sai se verranno o meno al tuo matrimonio o se l'invito è arrivato (ma poi alla fine...ah, no, il matrimonio è già passato!).
 Gli imprevisti quel giorno saranno dietro l'angolo, voi sarete più vulnerabili e qualsiasi cosa vi sembrerà irrimediabile. Non è così: quel giorno, nonostante qualche piccolo zampino del fato, nulla vi scalfirà. Non almeno eccessivamente.
Noi siamo stati fortunati ed amati.

Per tutto il resto...c'è stato il viaggio di nozze!










domenica 21 dicembre 2014

14<3

La notte di 14 anni fa avevo gli stessi sintomi :insonnia, inappetenza e palpitazioni,  più quel nodo all'altezza dello stomaco e  l'impressione che tutto il mio corpo fosse ostaggio di un tremore diffuso al pari di mille scosse d'assestamento. Quel giorno del 2000 avrei visto il tuo viso per la prima volta. Adesso invece sei qui che dormi accanto a me, mentre scrivo nascondendo la luce sotto le lenzuola per non farti svegliare. Non festeggeremo come gli altri anni: abbiamo ancora un po' di cose da terminare e la prossima notte,  come allora, non saremo nello stesso letto. Ma domani,  caro Amore mio, una volta in più ci faremo delle promesse, le nostre promesse e le condivideremo con amici e familiari. Non so come andrà, se riusciremo a goderci il momento, ma so che come allora, come sempre da allora saremo insieme, stretti mano nella mano; le stesse mani che da domani mostreranno al mondo un segno in più del nostro appartenerci. Buon anniversario mio promesso <3

venerdì 12 settembre 2014

Allenati un corno!

Mi si permetta il titolo esplicito.

Nell'ultimo post, tra l'altro risalente ad una "vita fa", dicevo che siamo "allenati alla lontananza". Ecco, magari era così quando facevamo i pendolari dell'ammmore: ora che abitiamo sotto lo stesso tetto da quasi due anni e mezzo, l'allenamento è andato a donnine.

Noi comunque, stavamo preparando un matrimonio, ricordate?
Solo che questa estate ci ha tolto un po' di certezze e ci siamo praticamente fermati con i nostri giri. L'ultima cosa che abbiamo fatto, gli ultimi giorni di luglio se non sbaglio, è stato toglierci lo sfizio di farci preparare una decina di sacchetti verdi per la promessa di matrimonio che avevamo programmato a fine agosto di modo da poter avere con noi le famiglie.
Il socio, lunedì 4 agosto mi disse anche: "giovedì 7 sono pronti i sacchetti, li vai a prendere tu?".

Ceeeerto Amore mio, non ti preoccupare, prendo la macchin...
Accade invece che con una certa tempistica comica, il giorno dopo aver dato la prima mano di pittura alla sala da pranzo, pronti per la seconda, dica al socio:"Portami in ospedale". E siamo a mercoledì 6 agosto.
Non me ne vogliano i medici, ma la mia storia personale mi ha portato a mal sopportare la categoria, gli ospedali e le medicine, quindi non sono una di quelle che chiede un medico per un mal di pancia.
Solo che ho temuto realmente di essere sotto infarto e a farla breve mi sono fatta una vacanza di otto giorni in ben due ospedali (però è fiQuo essere trasferiti con l'ambulanza se non sei morente).
La prima settimana di ferie, l'ing. l'ha fatta facendo la spola ogni santo giorno tra casa ed il reparto di cardiologia, dove, per inciso, avevo una comoda stanza unica, con bagno privato e aria condizionata indipendente. Vi assicuro che dopo due giorni in medicina, con l'ansia a mille che mi morisse la vicina di letto, è stata davvero una vacanza.



Solo che l'ospedale è pur sempre ospedale, nonostante tutto e la lontananza è tremenda, in special modo quando vivi alla giornata e non sai quando ti dimetteranno perché sostanzialmente non trovano nulla che giustifichi realmente il fatto che tu sia arrivata in pronto soccorso a quella maniera.
Vabè.
Comunque è passata e come in tutte le esperienze non sono mancati siparietti "comici".
Merita particolarmente, oltre al fatto che in p.s., con una flebo nel braccio, ancora in dispnea e con un elettrocardiogramma in corso, ho dovuto ripetere una decina di volte che quella mattina si, mi ero allenata (ad agosto avevo programmato 12km di corsetta a giorni alterni per 3 volte a settimana), ma lo avevo fatto alle sei di mattina e non prima di sentirmi male, la dottoressa che alla vista dello svuotamento della pelle sul ventre prima mi chiede quanti chili avessi perso, poi insiste che a lei potevo dirlo "hai preso delle pillole per dimagrire!".
Avesse avuto una lampada da investigatore dei film da buttarmi in faccia, penso l'avrebbe fatto, anche perché in quelle tre ore di ps ha continuato ogni tanto a rimbeccarmi con cose del tipo "eh, ma lo devo sapere se hai preso delle pillole...". Un altro po' e avrei ceduto, davvero.
Alla fine sembra si sia convinta  del fatto che oltre a non aver preso mai nulla, il grosso l'abbia tolto ormai cinque anni fa. Penso anche che si sia rassicurata quando mi ha vista non avere nessuna crisi di astinenza da anfetamine. Sempre che le anfetamine portino astinenza...boh!



Chiusa la parentesi ospedale, noi però abbiamo cambiato i programmi. Non mi vergogno a dire che abbiamo pensato un po' a noi e nel giro di un paio di giorni ci siamo organizzati qualche giorno prima in Umbria dalla sister e poi alla nostra Pienza. Quattro giorni necessari.

Alla fine abbiamo ripreso a programmare questo matrimonio (avevate paura avessimo desistito?) in questi giorni e se ora mi giro a sinistra, verso il muro, trovo una bacheca.
Eh si. Più che una scrivania di un salotto questo è diventato un vero angolo ufficio. Ci sono post it, barre colorate, appunti e non potete capire quanto sia emozionante ritornare a questa che forse non è la normalità, ma è quella normalità di uno degli anni più belli della nostra vita di coppia.
Non nascondo che non avessi il santo uomo vicino, più di una volta avrei mandato a quel paese, senza nemmeno passare dal via ed in maniera improduttiva, la maggior parte dei dipendenti comunali (chi ha detto che sposarsi solo civilmente sia facile?).
Però fa parte del gioco e tornare a caaaasa, dopo aver fatto qualcosa per il nostro giorno, evidenziare in verde la voce apposita in bacheca è un sorriso in più in una giornata insieme.



Alla fine, ribadisco, l'ospedale è stata una parentesi, una brutta parentesi perché ci ha resi un po' più insicuri. Un po' più ansiosi l'uno con l'altra, ma ci siamo ritrovati ancora più stretti.

Alla fine oggi è un bel giorno.
E' il mio compleanno e non so ancora come, ma lo festeggeremo insieme.
Mancano cento giorni al 22 dicembre e ieri, sul nostro divano, abbiamo finalmente aperto con cognizione di causa i nostri confetti verdi.
Perché da ieri pomeriggio siamo un po' più legalmente uniti di prima: i promessi sposi hanno promesso!
(e che impressione vedere i nostri nomi su un documento matrimoniale...)





venerdì 11 luglio 2014

Due


Poi c'è quel momento in cui tu apri la porta con i miei fiori preferiti ed io sbuco da quella della camera con le rose per te. Te la ricordi la storia della rosa blu? Non potevo, dopo tanti anni, non approfittare dell'occasione e fare il bis!

E insieme ridiamo.
E ci abbracciamo.
Solo quattro giorni, ma cosa siamo diventati? Non è la lontananza che ci frega, siamo ben allenati, ma solo che "il cerchio si chiude con te". Una piccola isola di non perfezione, ma modellata secondo noi.



venerdì 27 giugno 2014

Obesità infantile


Se non lo sapete: imparate!
Un ansioso, quando non ha ansie fresche o riesce ad arginarne momentaneamente qualcuna, se si sdraia su un divano per effettivi dieci minuti, DEVE pensare a qualcosa.
Qualcosa che possa interessargli anche lontanamente, anche marginalmente, ma che alla velocità del pensiero (che negli ansiosi è decuplicata) diventerà, nemmeno a dirlo, l'ennesima ansia.



Non la faccio più sporca di quello che realmente è, calando subito le carte: ne scrivo così, ma attualmente non mi da particolare ansia. Diciamo però, che è un pensiero che torna spesso.
L'INRAN lo dice, lo scrive e riscrive e ci si mettono anche diversi articoli di riviste più o meno specializzate, più o meno attendibili:


"i figli di genitori obesi, hanno più probabilità di diventare obesi a loro volta"


Ok: questo non deve essere motivo di ansia ora perché, questa volta lo scrivo io, non sono incinta.
Però, se natura vorrà, compiuti questi 32 anni, un pensierino magari ce lo si fa. Ecco. 
Ora la situazione è questa:



- io sono un'obesa di III grado . Ho una madre che ha sempre avuto "problemi" di peso, ma nulla di veramente serio. Non quanto me almeno. Mi "ha messo a dieta" all'età di cinque anni. Ci ha speso soldi ed energie e con lei mio padre che in compenso era uno stecchino, ma da bambino era bello grassottello. Peccato che oggi, a due anni dall'infarto, combatta con il sovrappeso.
La mia obesità però, lo sapete, era sostanzialmente data dall'immobilità, un po' di tiroide e molto binge.

- l'ing. è un ex obesino. Quando l'ho conosciuto era alla seconda dieta, ma dalle foto di lui bambino capisco che il problema c'era già. Poi si è messo a regime e da anni ormai pesa meno della sua altezza.




Ammetto che non è stato il ritornello dell'INRAN a destabilizzarmi, quanto delle foto che sto vedendo ultimamente di figli di amici e parenti.
Non si scappa. Non si scappa proprio.
Genitori che erano in sovrappeso od obesi oppure lo sono ancora o lo sono diventati con l'andare avanti degli anni (ma parlo sempre di ragazzi della mia età) hanno figli che se non lo sono già, si "avviano" verso doppiomento, pance prominenti e occhi nascosti dalla ciccia delle guance.

Si, lo so. Sono orrenda. Ma capitemi: è la paura che mi fa pensare così. E' il pensiero di me bambina, di me ragazzina che non ce la faceva a correre dietro gli amici, delle partite a pallone passate a cercare di risparmiare quanto più fiato possibile, perché il fiato non c'era.

Ora è chiaro che se tu genitore ti alimenti da schifo, a tavola metterai solo cose cattive. Il gusto dei bambini si forma: non è vero che ai piccoli non piace la verdura. Se si insegna loro a non cercare sempre il gusto dolce, non entreranno nel circolo della dipendenza da zuccheri veri o artificiali che siano. Il gusto si educa.

A questo si contrappone un altro "problema" che potrebbe riassumersi in una parola che forse però è troppo estrema: ortoressia.
Sostanzialmente come fare, una volta che ti ritrovi questo batuffolo da educare e soprattutto una volta che il batuffolo cresciuto (magari bene) inizierà a relazionarsi con i compagni di scuola (e con le mamme dei compagni) a non essere estremisti, a trovare il giusto equilibrio?

Chiaro che una risposta, ora, non c'è e che come tutte le cose, come la maggior parte delle ansie di un ansioso doc, potranno risolversi solo con l'attuazione della stessa.
Quindi ci tocca, mi tocca aspettare.

Ed il post è sostanzialmente inutile, ma magari passa di qui qualcuno che è sempre stato magro pur avendo genitori con una trentina di chili in più. E non mi farà campione, ma testimonianza si.

E' solo che ogni volta che vedo un bambino obeso per strada...mannaggia la rabbia che mi fa!


lunedì 14 aprile 2014

Scavare è un po' morire, per poi rinascere.

Ti stanchi di combattere, anche il corpo te lo dice. Lo stesso corpo che la tua testa non ti rimanda per quello che oggettivamente è . Voglia di mangiare pari a zero o, per contro, voglia di divorare qualsiasi cosa. Occhiaie, palpitazioni, attacchi di panico, sonno e allenamenti che non ce la fai a sostenere, nonostante tu stia attenta a dare la giusta nutrizione a quel corpo, lo stesso di prima, sempre lo stesso, di cui non ti interessa nulla. O ti interessa troppo. Dipende.
La stanchezza, per l'appunto, dipende anche da questa altalena puramente mentale.
Però c'è Lui.
E mercoledì sera dormiremo di nuovo nel nostro letto. Ed oggi mi guardo l'anello che porto alla mano sinistra, penso alle due volte che siamo andati a provare le fedi e mi sento più forte. Penso di essere più forte di qualche mese fa, pur nel pieno di un certo turbinio dato, son certa, dalla scelta di ricominciare a scavare dopo il convegno del mese scorso. 
Sono consapevole verranno altri giorni difficili, altre volte in cui penserò che il gioco non vale la candela, che vorrò morire per i problemi che riesco a dare all'uomo della mia vita. Ma so anche che pur "acciaccandoci" un po', quegli stessi giorni saranno intervalli tra le mille cose belle che riusciamo e riusciremo a creare. 
Sono consapevole, anche se per dirlo ho bisogno delle tenaglie, che lo stesso uomo che la notte di Natale mi ha fatto delle promesse e la dichiarazione di matrimonio più bella potessi desiderare, ama anche questo di me. Non per questo, anzi, soprattutto per questo, devo mettercela tutta.

Lo guardo e lo riguardo ogni giorno, quando dopo la palestra o dopo aver fatto i servizi di casa lo rimetto al dito. Ed è tutto lì. È un segno, ma ci credo.
E credo in me. Credo in noi.

lunedì 17 marzo 2014

15 marzo: fiocchetti lilla. C'ero anche io (c'eravamo anche noi!)


Devo essere sincera: ho pensato di scrivere questo post già mentre ero seduta ad ascoltare "la mia storia". Poi c'è stato il fine settimana, ma soprattutto tanta confusione. In realtà, ancora oggi a distanza di due giorni, faccio appello ai ricordi per cercare di capire cosa realmente abbia provato quando lì davanti a me, terapeuti, dottori e non solo, parlavano di qualcosa di tanto vicino quanto lontano.

Faccio un passo indietro altrimenti sembra stia scrivendo del nulla.
Il 15 marzo è stata istituita da ormai tre anni, la giornata del fiocchetto lilla, diventato simbolo anche in Italia della lotta, ma soprattutto della conoscenza dei disturbi alimentari. Sapevo delle manifestazioni nelle varie sedi FIDA (la più vicina a me è Salerno, comunque distante un'oretta di macchina), ma ignoravo totalmente che il comitato emmepi4ever in collaborazione con Mi Nutro di Vita avesse organizzato un incontro nei saloni di un auditorium parrocchiale di Casagiove, paesino che dista da caaasa appena una ventina di minuti. In questo dedalo di incontri virtuali chiamato internet, ho avuto la fortuna di aver incrociato anche Elisabetta, che venerdì sera mi ha lasciato questo invito attraverso Facebook.
La prima reazione è stata, come sempre in pratica, di ansia: ho letto il programma ed ho pensato di voler scappare. L'ho riletto e mi sono detta che sicuramente avrebbero parlato solo di anoressia e bulimia. Poi ci ho pensato su: cosa mi faceva paura oltre al fatto di dover andare in un posto che non conoscevo a fare qualcosa di nuovo? Ed il problema mi è stato chiaro: avrei sentito, per la prima volta, dialogare di  me da persone che vivono quotidianamente gente come me e lo fanno per lavoro, non per sentito dire, non per aver letto su internet come ho sempre fatto io.
Chi mi conosce sa che in tutti questi anni non sono mai andata in terapia: non ho avuto nessun tipo di approccio reale con un terapeuta. Ho la testa e gli occhi pieni di letteratura psichiatrica, almeno per quello che in questi anni ho trovato in rete. Ho una cultura sommaria, la stessa del malato che è talmente disperato da appigliarsi a qualsiasi cosa. Dico sempre che questa è stata una mia debolezza, che forse avrei trovato più risposte in minor tempo o avrei fatto un lavoro più profondo senza perdermi più volte: ma è andata così.
Comunque sia, il vero, reale problema è stato pensare all'autorità delle informazioni che avrei ricevuto quel pomeriggio. Come se trovarmi davanti quelle persone accreditate, potesse rendere ancora più vero, più tangibile il mio dca.



"Ing. per domani ho un invito ad un incontro per i dca..."
"Bene, ci andiamo?"

E così siamo andati, nonostante abbia tentato di dissimulare il piacere di averlo con me più volte dicendogli cose del tipo guardacheduratreoretiannoi.
E' stato bello ed emozionante. E scombussolante. Altamente scombussolante, in special modo quando già il primo intervento ha posto l'attenzione ai caratteri del binge. C'erano delle slides, lì davanti, che parlavano di me: ma di me non solo durante l'abbuffata, ma dei caratteri di contorno che solitamente ha chi soffre di bed. Si è parlato anche di storia dei disordini alimentari, di testimonianze. Si è parlato di come ogni disturbo alimentare non sia un'isola a sé, ma sia parte di un tutto in cui un soggetto  può allegramente sguazzare durante tutta la vita.

Hanno parlato dei miei periodi di abbuffate solitarie, della mia vergogna e del mio perfezionismo. Del mio controllo, delle mie restrizioni e della mia disperazione. Del mio negare di avere un problema e di tutto il contorno, della vita di relazione che va a donnine allegre.
Ma hanno parlato ed ho visto viva l'angoscia, di chi ha vissuto con qualcuno malato di dca. Dell'impotenza che si sente di avere in questi casi.



Ma è stato un pomeriggio di sublimazione: non mi sono sentita un essere strano, un animale da circo. La normalità che cercavo accanitamente quanto più il disturbo si impossessava di me era lì, tra le parole di chi magari, avrebbe saputo guarirmi prima. Ero documentata da libri e libri, da ricerche psicologiche e trattati e questo mi ha rassicurata nonostante sapessi già.

Io ci sto ancora lavorando: i chili persi sono solo la risposta del corpo ad una strategia di guarigione. Ma tanto c'è ancora da fare e penso che l'opportunità che mi è stata data sabato pomeriggio fa parte di questo percorso.
Ho scelto di andarci, sono riuscita ad andarci e ne sono contenta.
Anche per questo non smetterò mai di ringraziare Elisabetta (senza la quale non avrei saputo).
E, naturalmente l'ing. che ci mette sempre il suo: prima, durante e dopo.

































(immagini da https://www.facebook.com/memorialmariapaola)


I nostri fiocchetti a caaasa


lunedì 3 marzo 2014

Ma come si fa a diventare così?


Così come?
Così teneri? Così belli? Così stronzi? Così cosa? Ah, si. Grassi. Così grassi.


Come si fa a diventare così enormemente grassi, così occupanti spazio, così lipidici e nemmeno tanto morbidi. Quella della morbidezza molte volte è una grossa (grassa) bugia: a parte l'enorme stomaco, le mie morbidezze rientravano quasi in una consistenza normale; la stessa che può avere una qualsiasi donna che non ha interesse a mettere su muscolo. Solo che era di più.
Come si fa a guardarsi allo specchio ogni mattina e non farsi schifo?

Gran parte di queste domande mi sono state poste dal mio allenatore che, forse proprio perché mi stima (uhhh che parola grossa!), non si fa troppi problemi a chiedermi certe cose. Lui sa: almeno sa che ero 130kg e che quando a giugno 2012 sono arrivata nella sua palestra ne pesavo già 75. Sa e proprio oggi, mi ha portata ad esempio ad una signora facendole capire che, sostanzialmente, non esiste una bacchetta magica per il dimagrimento. Certo, se non avesse detto qualcosa del tipo:"una ragazza che viene qui era 130kg ed ora ne pesa 60 perché non si è messa scuse davanti"(bontà sua difettare circa il mio peso!), magari la signora mi avrebbe detestato meno.


Ma la domanda è: se non esiste una bacchetta magica per il dimagrimento, perché dovrebbe esserci un qualcosa di tanto potente e malefico che ci induce ad arrivare a certi pesi record?
Perché non ci si ferma prima?
Perché non si limitano i danni quando si capisce di essere dieci/venti chili sopra il proprio peso forma?*

Una risposta unica non esiste e soprattutto varia da persona a persona, ma sarebbe da soffermarsi sulla frase precedente:

Perché non si limitano i danni quando si capisce...


Non ho usato questo verbo in maniera inappropriata. Nel mio caso io non ho realmente capito fino ai ventitré, ventiquattro anni. Non avevo i mezzi per capirlo e sono stata fortunata a trovare sulla mia strada un piccolo forum che mi ha aperto occhi e mente.
Dca, abbuffate, binge, rapporti familiari e piano piano un minimo di chimica dei macro nutrienti. Ho letto tanto e mai tanto come altri compagni di viaggio.

Il mio peso, i miei centimetri e le difficoltà oggettive di ogni giorno erano diventate parte di me.
Perché non ci si ferma prima? Perché non esiste davvero un prima. Dopo anni di dietologi che scuotevano il capo ad ogni pesata, ho accettato il mio ormai davvero enorme corpo come un qualcosa di naturale, qualcosa che non avrebbe potuto cambiare.
Lui. Come se il cambiamento dovesse venire da lui e non da me.
Perché io, realmente, non esistevo. Ero un'emanazione del mio corpo: una voce, un battito di ciglia. Il mio corpo arrivava prima di tutto: lo è quasi sempre, ma con me era ancora più facile.
Faccio un esempio: sono stata apprezzata, nel mio piccolo, per la mia voce. Per identificarmi nell'ambiente, cosa credete che si dicesse?
"Ma chi, Diana, quella grossa?" (gentili!) e non, magari, "ma chi, Diana, quella con la r moscia?".
Ditemi voi: io canto. Vengo apprezzata per come canto, dunque mi state ascoltando. E allora perché la prima cosa che vi viene in mente per definirmi è la mia stazza e non il mio difetto di pronuncia?



Gli anni passano e penso che se non avessi avuto tante piccole coincidenze, avrei finito per finire di annullarmi.
Il mio corpo avrebbe annullato Diana. Perché quella fiammella Diana non avrebbe fatto in tempo a capire che invece tutto si trasforma: che la stessa trasformazione esterna avrebbe portato anche una interna. E come in un enorme cerchio, quella interna avrebbe portato ad accettare quella esterna.

Arrivi ad un punto in cui ti fa schifo anche farti schifo. O, come ho scritto oggi ad una compagna di viaggio che mi chiedeva quale fosse stata la molla decisiva per il nuovo stile di vita:

"Era già troppo tempo che NON mi lamentavo del mio status di obesa patologica [...] mi abbuffavo, non mi guardavo allo specchio, non mi lamentavo più di me stessa, non riuscivo nemmeno più a compatirmi. Potevo, effettivamente, aspettare solo di morire".




*quello che lui intendeva è: sappiamo tutti che tranne che per importanti disfunzioni o problemi medici è praticamente impossibile prendere trenta chili in tre mesi. Di conseguenza perché aspettare di ingrassare tanto e poi, forse, ricominciare a riappropriarsi di se stessi?




giovedì 27 febbraio 2014

Carestia (paura della)


Da un po' di giorni, forse impaurita (ma nemmeno troppo, il che, per assurdo, mi fa ancora più paura) dal mio repentino aumento di peso (e parlo di due chili in nemmeno una settimana, mangiando bene e facendo attività) ho in testa la questione della Paura della Carestia.
Non so sinceramente se, scavando tra i libri, questo "disturbo" sia contemplato nei sides di quelli alimentari, ma so che è una questione che mi sta tornando spesso in mente.
Si tratta della paura di rimanere senza cibo. Direi assurda di questi tempi. Trovo alcune somiglianze con le abbuffate, specialmente quelle in cui mi producevo fuori casa: compravo una crostata preconfezionata, un pacco di merendine e lo mangiavo tutto. Prima di tornare a casa dovevo solo procurarmi un cestino per nascondere l'infamia.
Ora però, che le mie abbuffate non sono quelle di un tempo, mi capita di dover rimanere fuori casa per un lasso di tempo che vada oltre il paio di ore. Visto che, solitamente, mangio ogni tre/quattro, il mio cervello in questi casi va in allarme.
Se frugate nella mia borsa, nelle tasche del mio cappotto, troverete sempre almeno una caramella: possibilmente qualcosa di "sostanzioso", non una dietorelle per intenderci. Oppure un torroncino, o un pezzetto di cioccolata. In casi estremi anche una porzione di tarallini.

E' probabile che quella roba rimanga lì per mesi. Mi basta sapere che c'è, che qualcosa c'è: come se poi dovessi affrontare il deserto e in caso di estrema necessità non potessi buttarmi in un bar o in un alimentari.



Scrivevo che tutto questo mi riporta mentalmente alle abbuffate per un motivo molto semplice: la paura della carestia, in realtà, è la paura di avere fame, di sentire lo stomaco brontolare. Paura che si traduce in uno stomaco vuoto.
E cosa bisogna fare con uno stomaco vuoto se non riempirlo fino a quando non arrivi il segnale di pieno? Peccato che, come sa chi ha sofferto di dca, il segnale non arrivi subito e molto probabilmente arriverà prima il disgusto per se stessi e poi la sazietà.



Ultimamente, da circa un mese, mi sono rimessa in riga. Cosa vuol dire però per me, rimettermi in riga?
Il mio peso minimo, mi ha portato a poter dire: ho perso 70kg.
Parte di questi settanta chili, bugiarda se non lo dicessi, li ho persi anche in maniera non troppo sana. E qui ritorniamo al discorso principe: quando ho avuto il mio periodo di anoressia* non sentivo più la fame. Ero passata dalla sensazione di "vuoto da riempire immediatamente" a quella di "vuoto, però posso fare a meno di mangiare".
Dunque, tra i due estremi ci passano quante? 3000kcal giornaliere?
Rimettermi in riga per me è stato quindi abbandonare troppi calcoli e cercare semplicemente di mangiare come mangerebbe chi non debba perdere peso.
E' probabile che il mio aumento sulla bilancia dipenda anche da questo piccolo stravolgimento e che nel giro di un mese tutto tornerà alla normalità, non so. So però che adesso mi è tornata questa paura del vuoto. Devo mangiare, continuamente.
Non immaginatemi con una merendina a destra ed una pizza a sinistra: anni di tattiche mi hanno insegnato cosa dovrei mangiare in questi casi per limitare i danni, ma la questione, ancora una volta, è puramente mentale.



Nel frattempo ci lavoro su per fare in modo che tutto scivoli nel migliore dei modi, perché a parte questa piccola elucubrazione figlia di una ipersensibilità all'argomento, nemmeno per un attimo ritornerei alle pesate giornaliere (e plurigiornaliere), al controllo dei grammi e dei macronutrienti in maniera estrema (e se volessi avere dei risultati seri e veloci in palestra è quanto dovrei fare), alle esaltazioni da pasto perfetto e ai pianti, alla disperazione intimamente più profonda al pensiero di una pizza serale, di un pranzo non bilanciato o di un introito di carboidrati maggiore di quanto ci si possa permettere in giorni di scarico.**
La realtà dei fatti è che voglio godermi quest'anno nella maniera più serena possibile: l'ansia per la prima prova vestito c'è (ma anche il tempo, visto che parliamo di settembre!), ma è ora di trovare l'equilibrio definitivo.
Spero di poter avere, più in là si intende, altre responsabilità che, a ragione, mi faranno spostare l'ago del mio ego. E non posso permettermi di arrivare impreparata: nessuno è perfetto quanto un genitore per il proprio figlio, ma il figlio cresce. E capisce. E scusa, ma capisce. 
Mi piacerebbe, almeno in questo senso, spianargli un po' la strada, vista la lunga sofferenza da me provata.


Comunque sia, come dicono quelli bravi, work in progress.



* si tratta di un periodo di circa un anno. Tenevo un diario alimentare che a rileggerlo ora mi fa spavento. Cercavo di stare sulle cento calorie a pasto, per un totale di 500/600 kcal al giorno. Tutto questo, mettendoci un'oretta di lavoro aerobico oppure una giornata piena. Penso che sia allora che ho dato una mazzata paurosa al mio metabolismo e anche al mio stomaco, che non sempre reagisce bene. Naturalmente non avevo il peso di un'anoressica, ma viaggiavo intorno agli 80/90kg.

** la questione carboidrati è lunga da spiegare. Quello che bisognerebbe imparare e che ho sperimentato controllando il mio peso ogni santo giorno e allegando un diario alimentare con tanto di grammatura delle macro è che un vero perché delle variazioni giornaliere non c'è. Il nostro corpo è sì una macchina, ma è programmata per i viaggi lunghi. Il chilo il giorno dopo una pizza con gli amici è più che normale, così come mi capita anche se la sera prima ho mangiato, magari una zuppa di legumi. Ma se la pizza non è la normalità tutti i giorni, la zuppa di legumi, per quanto possa essere una scelta "sbagliata" se si fa palestra (specialmente se non si accompagna ad una buona fonte proteica e blablabla), è un pasto che facilmente una famiglia mette in tavola. Questa è la normalità. Non lo sarebbe se io fossi o volessi diventare una fitness model.




martedì 28 gennaio 2014

Due in un sol colpo


-Sei pronta?-
- Insomma...-
- Tanto andiamo! -



Come sempre, quando mi serve quell'ultima spintarella per fare qualcosa, l'ing. è determinante. E così, in una giornata di pioggia casertana, dopo essersi preso un paio di ore di permesso (che porello, sconterà tornando più tardi in questi giorni, immagino), è passato a prendermi per andare all'appuntamento.
Ora, io ho 31 anni, non 15 e anche per colpa del carattere che mi ritrovo, tendo a pensare un po' troppo alle conseguenze. Si trattava di una cosa "per la vita" e visto che questo è l'anno (e si spera, gli anni) in cui deciderò e decideremo un po' di "cose per la vita", direi che è stato il tempo giusto.
Dopo aver fatto il piercing al naso a 26 (?) anni, ho deciso di intrattenermi con un tatuatore opportunamente selezionato secondo precisi canoni di igiene e serietà nel lavoro (nonché prezzo!) per un paio di ore.
Un paio di ore e qualche pausa ci sono volute non per arazzarmi l'intero corpo a mo' di Cappella Sistina, ma per realizzare i due tatuaggi che avevo in testa.



Insomma, la mia prima volta in uno studio di tattoo è stato doppio! 
Il tribale è stato più un vezzo e come tale ("Chi bella vuole apparire un poco ha da soffrire"!) ha fatto maluccio in qualche punto. La farfalla dietro la mia zazzera (parte del collo dove non ci sono capelli) invece è IL tatuaggio: quello che pensavo di fare da anni, quello che avrei sempre voluto sul mio corpo fossi mai riuscita ad abbassare il livello di DCA. Quello che simboleggia il mio rinnovamento.
E quello che non ha fatto assolutamente male, tanto che quando l'uomo con la pistola ad aghi ha detto:"Abbiamo finito!", alla maniera della ragazzina PIC (la ricordate?) ho risposto:"Di già?".

E allora oggi me ne sto buonina a casa, salto l'allenamento e mi spalmo di pantenolo. Per una settimana mi toccherà mettere a ferro e fuoco solo la parte superiore del mio corpo, evitando corse e corsettine, ma da amante della ghisa e poco del cardio mi va più che bene.

E basta così.
Anzi no.
Non vi raccontavo la parte più divertente, ovvero qualche reazione all'evento.

Mia cognata, divertita
- Dià a te il matrimonio ti ha dato alla testa! -

Mia sorella, tatuata e piercingata prima e più di me
- Ma finalmente! Ora però tocca raggiungermi come numero... -



Mio marito, nonché mio futuro testimone di nozze
- Grandeeee! Voglio farlo anche io! -

Mia madre alla quale inizialmente ho mandato un whatsapp sperando fosse in treno e dalla quale ho ricevuto pronta chiamata
- Sei seduta?-

- Che è successo? -

- Niente Mà, tranquill... -
- Sei incinta? -
- Noooooo! Ma ieri Augusto mi ha accompagnata a fare un tatuaggio. Anzi due. -
- Ma voi non siete i tipi da tatuaggio!-
- Infatti ne ho fatti due io -

Mio padre (che odia i tatuaggi ed i piercing, che ha piantato storie quando mia sorella è tornata con i suddetti, che ha accusato la stessa mia sorellina quando IO sono tornata con il piercing)

NON PERVENUTO
(L'ing. pensa che quando lo saprà darà la colpa a lui!)






mercoledì 8 gennaio 2014

Non poteva esserci 2014 senza 2013

Penso, prima di tutto, che dovrei smetterla, di cerettarmi i "baffetti" da sola: ho una pelle stra delicata e l'ultima volta, ovvero due giorni fa, nel tirare sono stata capace di tirarmi via la pelle. Quindi adesso, sotto il naso, ho un qualcosa che somiglia ad un graffio. Un po' come quando, a due settimane dal matrimonio estivo di mia sorella, cucinando mi sono scottata su un braccio e naturalmente avevo, per l'occasione, un vestito senza maniche. 
Quest'anno dovrò essere decisamente più cauta, per non ritrovarmi, il 22 dicembre, con qualche cicatrice che il vestito bianco non possa coprire.

Inizio quest'anno, dunque, con un bel countdown, un bel conto alla rovescia, che porterà, si spera senza ostacoli di sorta e per strade non troppo impervie, l'ing. e me alla fatidica firma in non si sa ancora quale sala comunale.
Quello che è certo è che questo 2014 non sarebbe esistito senza il 2013.
Senza tutte le nuove piccole grandi sfide che ci si sono presentate davanti: parlo sempre al plurale perché anche se alcuni momenti difficili ci hanno riguardato singolarmente, abbiamo provato sempre ad affrontare tutto insieme. 
Senza il 27 luglio, il matrimonio di mia sorella ed il suo bouquet che mi ha regalato.
Senza la nostra decisione, un mese dopo, di sposarci (sul "nostra" questa volta metto le virgolette, perché ultimamente mi è parso di capire che prima di iniziare a dirmi qualcosa, l'uomo ci aveva pensato abbondantemente su!).
Senza i nostri conti, i preventivi, le mail, le sfilate, le fiere, le telefonate.
Senza i miei giri in solitaria per atelier e la scelta del mio vestito.
Senza, la notte di Natale, la sola dichiarazione ufficiale che abbia mai potuto desiderare.

Già, la dichiarazione.
Di quelle con tanto di canzone, discorso, mani nelle mani, occhi negli occhi, lacrime, lui in ginocchio e anello di fidanzamento.
La notte di Natale.
Un anello che era stato abilmente (pure troppo per il mio essere tonta), nascosto in uno dei miei regali: un anello che ha almeno cinquanta anni e fu di sua madre, di mia suocera.
Ora lo indosso e tutto questo per me ha un significato particolare: per la promessa, per le promesse che ci siamo fatti quella notte, per il ricordo che ho di lei e anche come augurio, affinché questa unione possa essere come quella che fu dei suoi genitori. 
In momenti come questo ricordo sempre quanto mi disse mentre la osservavo cucinare un pranzo domenicale: la vita insieme è fatta di compromessi, un po' tiri tu la corda, un po' la fai tirare a lui.
Lo disse ed era di profilo, quindi la ricordo con la luce del sole sulla guancia destra, un po' piegata sul fornello, mentre trafficava; ma mi sorrideva e parlava pacatamente.
Sembra banale, ma alla fine penso sia esattamente così: le piccole questioni vanno analizzate, calmierate perché sono proprio quelle che scavano scavano e alla fine ti ritrovi con un buco nella roccia e non sai nemmeno tu come sia stato possibile.

Siamo due esseri umani e come tutti cambiamo: starà a noi e solo a noi.
Quindi qui ci sta un solo augurio per lui e per me: che in qualsiasi circostanza l'uno possa contare sempre sull'altra e viceversa. Bastevoli a noi stessi, più forti insieme.




giovedì 14 novembre 2013

L'altra metà della mela

Penso che l'altra metà della mela non esista. Due metà non combaceranno mai perfettamente. Avete mai provato a tagliarne una? A tagliare qualsiasi cosa, che sia un frutto, un pezzo di carne, uno di legno. Ogni materia può essere modellata e divisa, tutto può essere trasformato. Ma la vostra mela, la mia mela non combacerà mai più una volta che un coltello l'avrá affettata. Rimettete le vostre due parti una sull'altra: ci sarà sempre un piccolo frammento che è schizzato, scappato via, che manca.
Nessuna accezione negativa in questo: semplicemente è così. La bellezza di un buon rapporto sta in questo. Nel creare l'equilibrio. Nel creare la coppia, giorno dopo giorno.
Ho deciso di sposarlo perché queste cose Lui le sa già o almeno le ha già dentro: e anche per questo Lui per me è diverso. Lo è per me.
Perché i suoi ragionamenti li ritrovo in me e quando non è così ci avviciniamo e proprio come le due metà ci teniamo e anche se non combaciamo perfettamente, siamo prossimi. Tendiamo verso...

Siamo piuttosto due metà di due mele, molto simili, ma non la stessa. E forse ci amiamo anche per questo, per la continua ricerca, per il continuo tendere ad una perfezione che mai arriverà se non in qualche estemporaneo momento chiamato felicità. 
Ed è questo lo scambio che arricchisce, che ci rende migliori. Perché siamo coppia, ma siamo due.





giovedì 17 ottobre 2013

Credere d'amarsi. 13 anni dopo.

Un sole splendido, un fine settimana che si prospetta impegnativo ma emozionante, una voglia di dolce non indifferente e tanto miele: sul pane a colazione e sul cuore.
Tutto questo ha prodotto uno status sulla mia pagina facebook quantomeno enigmatico, ma solo per chi non sa.



Non sa la storia di questi due giovincelli che si sono conosciuti chattando in un anno duemila in cui le coppie nate a questa maniera erano ancora poche.

Iera sera ne parlavamo: siamo stati bravi, siamo stati bravi nonostante chi mi diceva che era una cosa strana, che avrei dovuto incontrarlo con gente al seguito, che non avrei dovuto incontrarlo, che stava passando troppo tempo (prima e dopo) per ogni passo in avanti. E' stato bravo perché era pur sempre un ragazzino di ventidue anni che si trovava davanti una ragazzona di oltre un quintale e non si è fermato non solo alle apparenze, ma al mio essere nervosa, scorbutica e al mio rinchiudermi, per paura, ad ogni attenzione che mi dedicava.

Due persone con i piedi di piombo, un po' troppo per le regole di oggi, per quelle coppie che compiono le regolari tappe in un terzo del nostro tempo. O almeno così credevo fino a poco tempo fa: poi ho capito. E sono contenta, perché è anche merito di questa conoscenza che continua ancora (quanto ci ha dato la convivenza in questo senso?) se riusciamo ad equilibrarci.
Siamo cresciuti insieme, letteralmente. 


E quando abbiamo capito che potevamo correre insieme, l'abbiamo fatto. Per tante situazioni, aggiungerei un sospiratissimo "menomale".

Certo, come amiamo dire da un po' di tempo a questa parte, "il piano è sempre più inclinato". Da quando c'è odore di matrimonio, nonostante il nostro voler fare le cose con calma, sembra che tutto il mondo ci stia dicendo:"Ah, dicembre 2014? Ma allora dovete muovervi adesso!". E lo stiamo facendo con tanto piacere e anche tanto divertimento.
L'agendina verde, come la precedente, si sta gonfiando.


Ecco, dopo 13 anni siamo come due bambini su una giostra: emozionati ancora una volta, ma sicuri, almeno adesso, che le cose le faremo insieme. 

E quanto piacere amplificato dal sincopato di due cuori!

Auguri a rivalta e auguri a teoby.
Ma ancora più auguri a noi per quello che siamo: Augusto e Diana.

sabato 21 settembre 2013

Mesi e mesi e verranno ancora mesi

Leggo che è da giugno che non ritrovo più il mio blog.

In questi mesi, nemmeno per sbaglio, ho cliccato sul collegamento: mai aperto. Nulla di nulla.
Nel frattempo mia sorella ha celebrato il suo bel matrimonio, ci siamo divertiti, emozionati e abbiamo scattato tante foto. Mangiato fin tanto che mi sono sentita male (ed il giorno dopo, dovevo ripartire), ma tutti contenti e satolli. Io con un bouquet -il suo- regalato, in mano.



Poi l'estate: volata via, una settimana a crogiolarci al sole pugliese e ritorno in famiglia. Tanta famiglia, tanti pranzi e cene in otto/dieci a tavola, ma anche tanto rifugio a due nella nostra casetta.

Arrivato settembre con tutti i suoi buoni propositi, anche se, devo dire, quest'anno non ne ho fatti di particolari. Forse perché, tranne durante la settimana pugliese, son rimasta molto focalizzata su tutto. Un po' troppo: ho accolto le ferie come una manna ed è stato relax, totale relax. Divertimento e relax.

La mia fortuna è che, sostanzialmente, nonostante le paturnie, nonostante l'umore altalenante, nonostante le crisi d'ansia, ho un santo uomo vicino. Santo uomo che ogni tanto vacilla e lo ritrovo umano, capisco che non è un robot. E si, mi preoccupo, reagendo ai suoi piccoli e grandi malesseri forse con troppa serietà. Insomma, divento dura quando capisco che non sta bene: lo invito, un po' troppo poco dolcemente, a reagire. Ed è sbagliato, lo so. Ma è la paura che mi fa reagire così. Mi devo smussare su questo e parecchio.
La realtà però è che la mia vita è più facile da quando viviamo insieme: ormai è quasi un anno e mezzo ed ogni cosa fatta insieme ha un altro sapore. Banale, trito e ritrito, ma parole differenti non ne trovo.

Mi diverto quando andiamo a mangiarci una pizza, quando perdiamo tempo durante i fine settimana nel letto prima di andare a fare colazione, quando veniamo coinvolti in serate con amici magari dopo dei giorni stancanti (e la voglia è quella di andarsene a dormire!), mi diverto anche dopo un attacco di ansia, perché mi fa sentire, nonostante tutto, normale. E mi fa ridere.
E quando proprio le cose non sono facili, quantomeno la vita mi sembra più leggera: le cose da fare che io vedo tutte ammassate e difficilmente sbrogliabili, piano piano prendono un senso. E si fanno, riesco a farle, riusciamo a farle.

Ora però abbiamo un altro punto da fissare e come mio solito vedo tutto nero. No, nero no. In realtà qualche affanno me lo da, ma insomma...
Questa è una bella novità e sorrido scrivendolo perché anche se i tempi sono prematuri noi ce ne stiamo già andando in giro a vedere posti e fare preventivi.
Abbiamo una data, non precisa, ma è una data: dicembre 2014.



Abbiamo talmente tanto tempo che, ancora non ho avuto una dichiarazione ufficiale.
Ma oramai abbiamo divulgato la notizia a genitori e amici stretti, quindi ufficiosamente direi che qualche programma possiamo farlo!

Intanto, come fu per caaasa, io mi armo di agendina. Rigorosamente verde!
(e che la spending review ce la mandi buona!)



mercoledì 5 giugno 2013

Di Q e matrimoni e vestiti.

Tanto che non scrivo, ma il peggio è passato.
Quando leggo le cose che riesco a scrivere in periodi malati, mi viene la pelle d'oca. Ritorno al pensiero di non ricordo quale libro sul dca in cui si graficizza il disordine alimentare, di qualsiasi tipo, con una Q: una grande, immensa, enorme Q sulla quale "noi con i problemi" viaggiamo costantemente. La percorriamo per intero e durante questa che non è una passeggiata, abbiamo i nostri alti ed i nostri bassi, fino a quando, lo auguro a tutti, non prendiamo la via che conduce all'uscita; quella della coda della famosa Q.

Quello che mi chiedo -e non da oggi- è: ma allora le mie uscite sono state fittizie? Come ho fatto a ritornare sulla giostra? E ancora lo stesso interrogativo: dovrò combattere con questa lettera tutta la vita?

Comunque sia è ufficiale: a meno che non accada qualche cosa strana, ho la sorellina che a fine luglio si sposa. La piccola di casa, decisamente più anziana sotto il punto di vista della convivenza, ha deciso di impalmare un altro santo uomo. La sottoscritta sarà la sua testimone, cosa che ho accettato con grande giubilo, visto che si tratta di mia sorella e che sotto molti punti di vista festeggeremo un matrimonio ideale. Pochissime persone (e quando dico pochissime, credetemi), pranzo in agriturismo in toscana e naturalmente "cerimonia" in comune.

Una cosa decisamente non sfarzosa, dunque avevo già pronto il mio bel vestitino che, non scandalizzatevi, avevo già usato per un matrimonio esattamente un anno fa.
Lo misuro, ma non mi preoccupo anche se si deve stringere: è di buona fattura e dove l'ho comprato hanno anche la sartoria per gli aggiusti. Lo stesso negozio dove proprio ieri ho portato pansymother a fare shopping matrimoniale. Dunque mi sono armata di vestito e alla gentile commessa ho chiesto se dopo aver sbrigato mia madre potevo misurarlo per prendere le misure. Tutto bene fin tanto, davanti una giuria di ben tre sarte, ho messo su quello che dovevo mettere.
"Eh, ma questo è largo qui, ma che hai fatto in un anno, ma se chiudo qui comunque ti va largo, e questo tessuto potrebbe non reggere" eccetera eccetera.
Insomma avrei dovuto spenderci la metà del costo del vestito stesso senza sapere a cosa andavo incontro: in pratica il vestito poteva essere inutilizzabile.
E no, mi fido di queste sarte, non solo perché ho già avuto modo di vedere il loro lavoro, ma perché se io compro un altro vestito a loro non entra nulla in tasca che non sia lo stipendio.
E se così non fosse, amen.
Fatto sta che, messi abbondanti limiti di spesa, mi sono fatta consigliare per un abito nuovo. Ci ho messo dieci minuti e sono rimasta soddisfatta.

La morale di tutta questa avventura è semplice, ma per comodità la suddividerò in più punti:

- devo mettermi in testa che ormai le taglie le trovo facilmente
- sono in un periodo in cui mi vedo bene: complice il mangiare secondo regola (con i dovuti e necessari strappi anche consistenti durante il fine settimana che inizia con il cocktail o la pizza di venerdi) e la palestra che frequento 5 giorni su 7 (sempre pesi e cardio, ma un giorno sono di riposo attivo con solo cardio)
- inizio ad amare seriamente la mia schiena e le mie spalle ed in generale, dopo un periodo di stanchezza mi sento meglio (e sto ascoltando di più il mio corpo).

Un'unica cosa non metto in lista è un interrogativo o una riflessione alla quale sono stata portata dall'ing.:

mi sto accontentando?

Mi spiego meglio: nella ricerca del vestito, come ho scritto più sopra, sono stata fortunata. Ma è realmente così? Quando mi sono vista allo specchio mi sono detta che il vestito, vuoi per il costo, vuoi perché mi piaceva come stava, doveva essere quello. Non ne ho provati altri. Mi sono realmente innamorata di quel vestito o mi sarei innamorata ancora di più di un altro? Non ne ho provati altri perché sapevo che quello era il massimo o perché -dannata pulce nell'orecchio- abituata ad altri tempi in cui mi dovevo accontentare che le cose semplicemente "mi stessero" per quantità di tessuto, non ho approfondito la scelta?
Per carità, un vestito se sta male sta male: non era questo il caso. Ma visto che ora ho misure decisamente più "normali" e che la palestra mi sta dando delle proporzioni più armoniche, sono io che non oso? Che non scelgo realmente?

lunedì 15 aprile 2013

Combattere il dca, di nuovo.

Non so esattamente da dove iniziare perché in questo fine settimana che altrove ho definito "formativo", ho capito che la domanda principe da farsi è: questa cosa sarebbe accaduta comunque o è figlia dei tanti -nemmeno tanti in realtà- cambiamenti del periodo?
La risposta che ho elaborato attualmente non è di comodo, ma mi viene da pensare che come in tante altre cose, la colpa sia nel mezzo.
Mi sono ammalata di nuovo, e questo è bene che lo scriva all'inizio perché trovarselo davanti fa un altro effetto.
Il sentore l'ho avuto quando, non ricordo dopo quale leggera discussione con l'ing gli ho detto: lasciami perdere, io ora sono nel periodo in cui tutto deve essere perfetto, o non ci deve essere. Una dichiarazione fatta talmente d'impulso che quando mi sono ascoltata pensavo di non essere stata io; una dichiarazione che non dirà nulla a chi non ha vissuto un dca.
In quella perfezione si nasconde il mio potere di controllo che va oltre me stessa, oltre il pieno controllo del mio corpo, di quello che mangio, dei miei sentimenti. I miei attacchi di panico si sviluppano intorno all'idea di morte che è l'unica cosa che veramente non posso controllare.
L'ing. invece dice che se ne era accorto già prima che qualcosa non andava e che la cosa si è acuita durante la settimana di Pasqua (non abbiamo veramente festeggiato, ma si è mangiato di più in compagnia) e quando ci siamo trasferiti a casa di mio suocero (dove resteremo fino a fine mese) e per forza di cose ho dovuto lasciare indietro i miei pranzi iper bilanciati ed il mio conteggio dell'olio a crudo. Il boom l'ho avuto questa settimana passata quando le mie ernie discali si sono risvegliate insieme alla primavera ed hanno deciso di fare in modo che oltre a prendere dosi da cavallo di antidolorifico non potessi più andare in palestra.
Ora, ci sarebbe da scrivere un capitolo su mio suocero che è una persona adorabile, cucina bene, ma lo fa usando un po' troppo olio e soprattutto pensa che noi giovincelli possiamo e dobbiamo mangiare di più. Lo fa in buona fede ed è per questo che mai mi preparerò il pranzo a parte tirando fuori i miei petti di pollo alla griglia, il mio riso integrale e i fiocchi di latte ed il petto di tacchino. Mai gli contesterei la pasta con i legumi o con le patate, anche se per il mio target di peso e di muscolo che desidero mettere su, è controproducente mangiare a quella maniera. E stiamo parlando di un uomo che non ha problemi di peso o di colesterolo o chissà che altro, che si controlla periodicamente e ci tiene alla cura di sè. Diciamo che sull'alimentazione è di quella scuola che pensa che mangiare una pizza equivalga a mangiare poco. Ma è anche la stessa persona che, intuendo le mie fissazioni, è andato a comprare il tonno al naturale dicendo poi che era meglio comprarlo così per condirselo da se con l'olio buono di casa.
Fatto sta che il vero problema non è questa alimentazione un po' sbilanciata, un po' più nutriente (ma che non va mai oltre le 1600kcal) ed ora questa mancanza di attività fisica. Il vero problema è questa testa che ha iniziato a dare di matto in virtù di altri pensieri che hanno fatto centro al mio punto debole, a quel nervo nascosto che subito si è infiammato.
Ho iniziato a non vedermi più, a vedermi diversa allo specchio a distanza di dieci minuti; a sorvegliarmi un inesistente -spero- doppio mento, a sentire lo stomaco dilatato, ad andare nel pallone dopo una pesata e ad abbuffarmi, per poi avere crisi di pianto al pensiero di dovermi mettere a tavola. Mangiare compulsivamente anche a tavola: quando gli altri erano al secondo boccone, io avevo finito; non sentire i sapori, non godersi il cibo mangiando con rabbia. Insomma tutto il repertorio con la differenza che non essendo praticamente mai sola a casa e non facendo io la spesa, non potevo e non posso uccidermi con il mangiare. E questo è un bene.

Poi arriva l'ing che già da un po' mi diceva: dai andiamo a fare un po' di shopping primaverile per te, che sei dimagrita dall'anno scorso e le cose ti stanno larghe. Dai andiamo questo sabato dopo pranzo.
Sabato dopo pranzo io mi sentivo uno schifo: avevo preparato, anche in virtù del fatto che Lui è a casa, una pasta e patate con provola che volevamo farci da un po'. Sembrava non fosse venuta come desideravo e lì già mi sono innervosita (ricordate la perfezione?); nonostante avessi buttato giù il solito quantitativo di pasta per noi tre, avanza. Chi l'ha mangiata? La sottoscritta che si è riempita praticamente un secondo piatto. Ora pare che mi fosse riuscita buona, ma nonostante il quantitativo ingurgitato io il sapore non l'ho sentito.
Comunque sia, dopo pranzo siamo andati al centro commerciale.
Ora coscientemente io so di non aver preso dieci chili in due ore, nemmeno cinque, ma non nascondo la sorpresa di aver preso le solite taglie degli ultimi tempi. So che a settembre ho comprato un jeans che mi stava giusto che oramai sta comodo, anche dopo l'abbuffata. Coscientemente ho misurato una giacca alla Sisley taglia 48 e sono uscita (anche grazie ad una commessa che continuava a ripetermi che non capiva come mai mi ostinassi a prendere taglie più grandi) con la stessa giacca taglia 44. Per non parlare di quando alla stessa commessa ho chiesto una xl per le magliette basic e lei mi ha risposto che la xl non la facevano: la mia testa ha inteso che di conseguenza non le avrei trovate della mia misura, mentre lei ha continuato dicendo che mi sarebbe stata la small o la medium. Ecco, sono uscita con una medium che mi sta alla perfezione.

A coronare il pomeriggio un caffè con quel santo dell'ing: un caffè davanti al quale ho sputato il rospo, abbiamo parlato e mi sono ritrovata con la sua faccia contenta quando ha realizzato che alla fine, è stata una fortuna trascinarmi a fare compere.
Chiaro che io sono ancora qui a combattere di nuovo con le mie derive, con la mia pancia che sento più prominente di due settimane fa, ma con l'intenzione di dare del filo da torcere al dca.




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